Le storie di papà Marcello

Un buon punk-rocker non molla così facilmente. A dire il vero non ha mollato proprio un cazzo

Marcellone, o come si faceva chiamare all’epoca dell’intervista “Violenzo Psichedelico“, è l’uomo conosciuto nel giro come il cantante di Meteopatics prima e dei Magic Cigarettes poi, senza contare i suoi altri innumerevoli progetti, come i Loyal Wankers, in cui suonava la batteria, e i Goofy and the Goofers con i fratelli Omezzoli. Anni e anni passati a suonare a destra e manca, ma non solo; promoter praticamente di tutti i concerti garage/punk/psych del Trentino, ha ospitato un botto di band provenienti da qualsiasi parte del mondo. 

Il tempo passa, il buon Violenzo torna ad essere Marcello e mette su famiglia. Ma un buon punk-rocker non molla così facilmente: a dire il vero non ha mollato proprio per un cazzo! Quando non bada alla sua bimba, Marcello tiene numerosi djset nei locali della zona e, di tanto in tanto, riappare con qualche nuovo progetto sempre più malato. 

Anni fa gli chiesi di scrivere un articolo per il team di Super Stanzy. Ci rispose: “Certo! posso scrivere di quello che voglio?” Yes, YOU can! Non avevamo idea di cosa sarebbe ci sarebbe arrivato. Il risultato è questa esilarante raccolta di strampalate storielle da lui vissute in questi anni, passati a bookkare band e a suonare in giro. Abbiamo tenuto da parte questo articolo come un cimelio per anni, come il vestito della domenica, quello “per le grandi occasioni”, ma non avevamo più voglia di aspettare e quale migliore occasione di sfoggiarlo se non su un sito nuovo di zecca? Vi starete chiedendo perché non abbiamo deciso di pubblicarlo nel primo numero del Biweekly. La verità è che siamo dei cazzoni e non lo sappiamo neanche noi, ma il #2 non vuol dire meno importante, oh!

Un giovane Marcello quando ancora era gabber

#ingratitudine Dopo lunghe pressioni e grazie al prezioso aiuto di un marugo rivano, riuscimmo ad accontentare il cantante dei Fuck Knights . Quando finalmente si trovò di fronte alla sua coca, scoppiò a ridere dicendo che era poca e faceva cagare. Stronzo.

#magari Sulla scheda tecnica dei californiani Froth, una delle richieste, oltre a legittimi pasti vegetariani, era “5 grams of marijuana”. No, Froth, no.

#genitoque Gli Holy Wave hanno suonato per caso alla festa di chiusura del Lochness, in una delle ultime date di un lungo tour europeo. Era un Lunedì ed i ragazzi si sarebbero dovuti svegliare presto per affrontare una trasferta di 10 ore di guida verso Praga. Dopo il concerto li accompagnai dunque a dormire a casa dei miei, in quel momento in ferie non so dove. Abbiamo riso, scherzato, mangiato pizze surgelate e fumato, ma poi volevo tornare alla festa di chiusura del Lochness, piezz’e’core. E niente, li lasciai a casa dei miei, ma prima di uscire, li guardai accigliato e serio ed esclamai: “BEHAVE!”. Quando tornai alle 6 di mattina mangiai tutte le olive nel frigo e crollai al suolo: mi svegliai e loro erano già partiti, lasciandomi un simpatico saluto sul cartone di una delle pizze mangiate la notte prima: i miei ancora non sanno che 7 americani zozzi hanno dormito nel loro letto e io sono stato così stronzo da non cambiare nemmeno le lenzuola.

#cactus Dopo il concerto degli Antares al Lochness, a casa di amici ci offrirono dei ghiaccioli al peyote: non facevano un cazzo.

#newswears Dipingere i muri dell’Angolo dei 33 di vomito: lo puoi fare se sei un canadese di 22 anni in tour per la prima volta in Europa e la grappa è una pericolosa e gioiosa novità.

#furti Una ragazza della band inglese Dignan Porch ci inculò due paia di forbicine dal bagno di casa. Vigliacca. Il bassista era simpatico, un folletto coi capelli rossi e la barba che faceva grosse nuvole di fumo con la sua sigaretta elettronica e parlava l’inglese dei boschi, a me incomprensibile, ma gli altri erano dei veri stronzi snob. Abbasso l’Inghilterra.

#ebreinerasmus A casa mia, a tarda sera, dopo il concerto dei Weird Omen ci stavamo raccontando delle barzellette, ma di punto in bianco ci trovammo in una situazione vagamente imbarazzante: in sostanza, né io né i ragazzi della band ci fidavamo a dare il colpo di grazia alla serata con delle belle, ma scorrettissime, barzellette sugli ebrei. Alla fine sbloccai di prepotenza la situazione raccontandone una micidiale sui ne#ri che avevo sentito dal mio vicino di stanza americano in Erasmus. Parte come un fake: “ah-ah belle le barzellette sugli ebrei, ma per cortesia non raccontatene sui neri, ne ho alcuni nel mio albero genealogico” e finisce così: “Stanno ancora penzolando”. Non vi dico le risate e i cinque alti, da lì in poi fu ancora più uno spasso.

#situazionepettinata Fabrizio Canale, mentre suonava e cantava all’inaugurazione di un negozio di articoli sportivi a Trento, si sporse verso di me a bordo palco e mi sussurrò preoccupato: “Si può parlare di droga???”. No, Fabrizio, no.

#paraolimpiadi Dopo il concerto dei Babamandub ai Sabbioni mi fecero assaggiare lo Zanardi. “Devi berne al massimo due, sennò ti sega le gambe”. Ahah che ridere. Ne bevvi tre e mi svegliai alle 6 di mattina tramortito sul prato della spiaggia con la faccia piena di fili d’erba.

#wunderbar E quando Uncle Shit in piazza Catena a Riva ha suonato per due volte di fila la sua hit al fulmicotone “Minchia” davanti ad una platea di anziani turisti tedeschi incuriositi?

#iraq Leggendarie le foto sul tetto di casa mia con gli americani Liquor Store. Il cantante si chiamava Sarim, un monociglio nasone simpaticissimo di origine irachena. I genitori erano scappati da Saddam negli anni ’70 e avevano aperto un ristorante etnico a New York. La mafia veniva a chiedere il pizzo per i rifiuti, ma il padre non voleva pagare. I netturbini dunque smisero di portare via la spazzatura del locale fino a che il poveraccio si convinse a pagare. Prima di andare Sarim mi chiese “was Garibaldi an asshole?” Ho detto di sì, poi tutti mi hanno mostrato il loro tatuaggio sul New Jersey che si erano fatti e mi hanno regalato un assurdo dvd splatter punk che guardo ancora regolarmente.

 

Sarim dei Liquor Store mentre sta per aggredire Marcello
Liquor Store e Marcello appogiato al corrimano

#voulezvoussplitup Dopo un concerto semivuoto all’Angolo dei 33 con i punk rockers francesi Flying Over andammo a casa mia e ci misimo a fumare intorno al tavolo della cucina. Dopo 5 minuti di discussione seria in francese di cui non capii nulla si girarono verso di me e dissero “abbiamo deciso di scioglierci”. Mi sentii davvero in colpa, poi scoprii che non era vero.

#èbuonoqui Seba degli Horrible Snack a Mandrea aveva 15 anni, di sicuro non l’età legale per bere alcolici (e sorprendentemente di sua volontà ancora oggi non ne beve). Quella sera si girò verso di me con la sua bottiglietta di esta-thè in mano e disse: “se ci pensi bene…il the freddo è la birra dei bambini”, fece un sorso sicuro di sé e se ne andò spavaldo. 

#truth Al concerto dei Dots, per una serie fortuita di avvenimenti, è accadde che Gara inciampò coi piedi nell’asta del microfono, scagliandola in testa a Gioele grazie ad un fulmineo, devastante e irripetibile effetto catapulta. Il top lo si raggiunse, però, con la perla esistenziale e indimenticabile che sempre Gara sganciò nel bel mezzo del concerto: “Sapete qual è la cosa più importante nella vita?” Le risposte scontate si sprecarono, ma la replica fu: “No…essere vivi!”

Biweekly#2

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