Vasco Inzoli e la vera storia di Vic Vinavyl

Il punk è come le uova: ha una forma perfetta benché sia fatto col culo

Avete presente Vasco Inzoli, no? Quel personaggione mega freak con tutte le sue fisse per i riti esoterici, super patito di garage e psichedelia e nonchè cantante dei Twiddle Thumbs. Quel tizio biondo ossigenato con la faccia da sberle che si rotola in terra con il cembalino al collo e che fa tutti quei versi pazzi al microfono…! No? Vabbeh regaz fa niente, lui è Vasco Inzoli detto anche El Vasquito e ci racconterà la storia di Vic Vinavyl.

“Diverse epoche e secoli orsono, disperso in quel buco nero spazio temporale conosciuto ai più come anni zero, ero solito suonacciare la batterunzola con una stramba combriccola di debosciati squinternati denominati Thee Acid Eaters. La sfrenata retromania e l’amore incondizionato per la sregolatezza naif plasmarono bruscamente le mie cervella e in un lampo mi ritrovai folgorato e ispirato da tuda la cultura, iconografia ed estetica punk settantasettina.

Convinto di vivere in un fumetto pazzoide y malato ambientato in un mondo radioattivo y surreale m’inventai un personaggio muy freak che parlava una lingua a metà strada tra il francese, l’inglese e lo spagnolo mixato a vari suoni onomatopeici…

“Baaang baaang kaaboom yes yes oui oui. Bon jour mon ami, yo soy VIC VINAVYL, el loco drummer mas radioactive!”

Vic Vinavyl, tipico esemplare della Chernobyl Generation confuso e lobotomizzato dal mondo plasticoso circostante, assuefatto dalle scorie radioattive, la colla e la trielina soffriva di un potente disturbo della personalità che lo portava a mutare in altri personaggi strambodi quali: Fabrice L’Oreal Paris, Yacov Uniposca, Johnny Rolexx, Maxy Plexyglass, Yves Tetrapack, Tim Manzotin e altri di cui, nell’infinito vagare dell’essere, si è ormai perso traccia. Partorii una canzone dal titolo “Vic Vinavyl Blues” e nelle più disparate occasioni, non solo soniche e musicali, a seconda del mood radioattivo che circolava nell’etere, un allegro rappresentante vinavilyano s’impossessava di me. Io entravo nel personaggio e, cercando di sonare con un piglio e un mood un pito nervoso, paranoico y ossessivo compulsivo, variavo un poquito il lexico e la mimica facciale e posturale cercando di plasmarla in base al personaggio. Scrissi un po’ di songs e altra roba malata incentrata su codesta faccenda e iniziai a convincermi che tudi i freaks sbucati sulla terra in questo frangente temporale fossero dei fottuti e frizzanti rappresentanti della Chernobyl Generation: la nueva generazione perduta dei nostri tempi. Avevo grandi progetti di arte totale e mi ripromisi di scrivere il manifesto della Chernobyl Generation. Tutto era confermato ed ero pronto per sviaggiarmela in pompa magna, ma un dì, mi distrassi e mi ritrovai a scrivere una canzone su una gallina voodoo in francese maccheronico (le chick Juju). Fu così che mi riempii di collane, iniziai a farmi chiamare El Vasquito e l’esoterismo prese il sopravvento… …ahuah, mon dieau, rimase tudo incompiuto e dissolto nell’etere…hihihua, ma si, ci sta, che ve lo dico a fa, d’altronde si sa… il punk è come le uova: ha una forma perfetta benché sia fatto col culo. 

Adios, au revoir smack smack ja ja.” 

Biweekly#1